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Capo lungo del bicipite: perché fa male davanti alla spalla

Un tendine sottile che lavora in uno spazio stretto, e quasi mai si irrita da solo. Perché conta guardare anche la colonna dorsale e perché a volte la spalla va allungata più che rinforzata.

A cura di Alessandro Bacci, Osteopata D.O.Novembre 20265 minuti di lettura
In breve
  • Il dolore del capo lungo del bicipite è frequente in chi usa molto le braccia sopra la testa, e spesso si accompagna ad altri problemi della spalla.
  • Spesso alla base c'è una spalla che non resta ben centrata: capire perché è la chiave del trattamento.
  • Prima si calma il tendine, poi si ristabilizza la spalla. A volte serve rinforzare, altre volte allungare.

Un dolore davanti alla spalla, che si accende quando alzi il braccio, lanci, sollevi un peso o ti alleni in palestra. Molto spesso dietro c'è il capo lungo del bicipite.

Cos'è il capo lungo del bicipite

Il bicipite ha due "teste" in alto. Il capo lungo ha un percorso particolare: parte dalla sommità della cavità della spalla, attraversa l'articolazione e scende lungo l'omero dentro un piccolo canale osseo, il solco bicipitale, dove è tenuto in sede da una sorta di puleggia di tessuto.

È un tendine che lavora in uno spazio stretto e che scorre continuamente mentre muovi il braccio. Se la testa dell'omero non resta ben centrata, o se il tendine scorre con un angolo sbagliato, l'attrito aumenta e il tendine si irrita: è la cosiddetta tendinopatia del capo lungo del bicipite, spesso chiamata "tendinite".

Quasi mai è un problema isolato

Il capo lungo del bicipite si irrita spesso negli sportivi che usano il braccio sopra la testa: pallavolo, tennis, nuoto, lanci, crossfit e sollevamento pesi. Ma la letteratura è chiara su un punto: il problema raramente nasce lì. Più spesso è secondario a qualcos'altro, come un sovraccarico, una lesione della cuffia dei rotatori, problemi del labbro glenoideo o una spalla instabile.

Trattare solo il tendine che fa male, senza capire perché si è irritato, spesso porta a un sollievo temporaneo e poi a una ricaduta.

Per questo nella valutazione non ci fermiamo al punto dolente. Guardiamo come si muove tutta la spalla, la scapola e anche la colonna.

Il ruolo della colonna dorsale

È un aspetto spesso sottovalutato. La scapola appoggia sulla gabbia toracica: se la colonna dorsale è molto curva (una cifosi accentuata), la scapola parte già inclinata in avanti e il braccio ha meno strada per salire.

Uno studio americano lo ha misurato in modo semplice: le stesse persone, sedute prima con la schiena dritta e poi ingobbite, alzavano il braccio molto meno in alto e con meno forza quando erano ingobbite. La scapola, infatti, ruotava e si inclinava meno.

In altre parole, la spalla in sé può avere gli stessi gradi di movimento, ma se la dorsale è rigida e curva il braccio arriva meno in alto, e il tendine lavora con un angolo diverso. Ogni persona è diversa: per questo non esistono "angoli giusti" validi per tutti, e serve una valutazione d'insieme, non di un solo pezzo.

Spalla instabile: primaria o secondaria

Quando parliamo di instabilità non intendiamo solo la spalla che si lussa. Esiste anche un'instabilità più sottile, in cui la testa dell'omero non resta ben centrata durante il movimento. È uno dei motivi più frequenti per cui tendini come il capo lungo del bicipite si sovraccaricano.

Gli specialisti della spalla la descrivono come un continuum tra tre situazioni, che spesso si mescolano:

  • Instabilità strutturale da trauma: dopo una lussazione o una caduta, con una lesione delle strutture che tengono la spalla in sede.
  • Instabilità strutturale senza trauma: legata a una capsula articolare troppo lassa o, al contrario, a zone della capsula troppo rigide, a squilibri muscolari o a una scapola che si muove male.
  • Instabilità da controllo muscolare: le strutture sono integre, ma i muscoli si attivano nell'ordine sbagliato. I muscoli grandi lavorano troppo, la cuffia dei rotatori troppo poco.

Capire in quale situazione ci si trova cambia completamente il trattamento.

Rinforzare o allungare?

Davanti a una spalla instabile la risposta automatica è spesso "bisogna rinforzarla". Non sempre è così.

Pensa a una persona alta due metri, con 120 chili di muscoli e una spalla che fa male: difficilmente il suo problema è la mancanza di forza. In casi come questo la causa può essere una capsula rigida. Studi di biomeccanica hanno mostrato che quando la parte posteriore della capsula è troppo tesa, la testa dell'omero viene spinta in avanti e verso l'alto durante il movimento: la spalla si "decentra" proprio perché è troppo rigida da un lato.

Lo stesso vale per i muscoli davanti al torace. Un piccolo pettorale corto tira la scapola in avanti e la inclina, un assetto simile a quello che si osserva in molte persone con dolore alla spalla. In questi casi l'allungamento della capsula e lo stretching del pettorale contano quanto, o più, del rinforzo.

L'obiettivo non è avere una spalla "più forte" in assoluto, ma una spalla equilibrata: forte dove serve, mobile dove serve.

Il percorso

1. Calmare il tendine. Nella fase acuta riduciamo il carico sul tendine, senza fermare del tutto il braccio, e lavoriamo con terapia manuale e laser a luce fredda sui punti dolorosi. Se il dolore è molto forte e persistente, il medico può valutare altre opzioni.

2. Ristabilizzare la spalla. Una volta calmato il dolore si lavora sulla causa: controllo della scapola, rinforzo della cuffia dei rotatori, allungamento della capsula o del pettorale, mobilità della colonna dorsale. A seconda di quello che è emerso nella valutazione.

3. Tornare allo sport e ai gesti di tutti i giorni, con un carico che cresce in modo graduale.

Le revisioni sul tema indicano che una fisioterapia completa, centrata sul controllo della scapola, sul rinforzo e sull'allungamento della capsula posteriore, è efficace nella maggior parte delle tendinopatie del capo lungo. La chirurgia si considera soprattutto quando questo percorso non basta o in presenza di lesioni strutturali.

Rivolgiti al medico se hai sentito uno "schiocco" improvviso davanti alla spalla seguito da un rigonfiamento a metà del braccio, se la spalla è uscita di sede dopo un trauma, o se il dolore è accompagnato da febbre o da formicolii lungo tutto il braccio.

Come lavoriamo noi

Nella Clinica della Spalla ogni percorso parte dalla valutazione: storia, esami, test clinici e di movimento, ma anche postura, scapola e colonna dorsale. Solo dopo aver capito perché la spalla è instabile scegliamo se rinforzare, allungare o, più spesso, fare entrambe le cose.

Se il dolore riguarda anche la parte alta della schiena o il collo, trovi il percorso dedicato nella Clinica della Colonna. Per un primo orientamento puoi fare il test Spalla Libera, e se vuoi approfondire c'è anche l'articolo sulla lesione del sovraspinato.

Fonti scientifiche
  1. Poberaj B. Long head of biceps (LHB). Aspetar Sports Medicine Journal, 2019. Fonte
  2. Kebaetse M., McClure P., Pratt N.A. Thoracic position effect on shoulder range of motion, strength, and three-dimensional scapular kinematics. Archives of Physical Medicine and Rehabilitation, 1999. Fonte
  3. Jaggi A., Lambert S. Rehabilitation for shoulder instability. British Journal of Sports Medicine, 2010. Fonte
  4. Harryman D.T. et al. Translation of the humeral head on the glenoid with passive glenohumeral motion. Journal of Bone and Joint Surgery, 1990. Fonte
  5. Borstad J.D., Ludewig P.M. The effect of long versus short pectoralis minor resting length on scapular kinematics in healthy individuals. JOSPT, 2005. Fonte

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione individuale.

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